ATTUALITÀ

Approvata in Senato la legge delega per il contrasto alla povertà

Written by Fabio Ceseri

E’ arrivata a conclusione l’approvazione della legge delega per il contrasto alla povertà e il riordino delle prestazioni sociali, approvata in Senato (con 138 sì, 71 no, 21 astenuti). Per la prima volta viene previsto anche in Italia, da notare, ultimo Paese nell’Unione europea a dotarsene, uno strumento universale di sostegno per chi si trova in condizione di povertà assoluta. Varie sono e sono state le proposte per il contrasto alla povertà. Quella dell’Alleanza contro la povertà, alla proposta del “Movimento 5 stelle”.

Cosa prevede la legge?

Occorre ricordare che il ddl approvato definitivamente dal Senato è una legge delega e dunque si prevede che il governo emani, entro sei mesi, uno o più decreti attuativi come è accaduto con la riforma del terzo settore, per attuazione ai principi contenuti nella delega. Con questa legge si è varata l’introduzione di “una misura nazionale di contrasto alla povertà denominata reddito di inclusione”. E’ previsto poi il riordino delle prestazioni di natura assistenziale finalizzate al contrasto alla povertà, ad eccezione di quelle rivolte agli anziani oltre l’età di lavoro, delle misure a sostegno della genitorialità e quelle per disabili e invalidi.

Si tratta di uno strumento universale ma selettivo, “condizionato alla presentazione dell’Isee tenendo conto dell’effettivo reddito disponibile e di indicatori della capacità di spesa, nonché all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà”.

A chi è rivolto?
Possono usufruirne Sarà rivolto sia a cittadini italiani sia stranieri, ma sarà fissato un periodo minimo di residenza nel territorio nazionale per avere diritto al beneficio. In sostanza, occorrerà essere al di sotto di un certo livello di reddito secondo i parametri Isee, essere residenti in Italia da un certo numero di anni (ancora da stabilire) ed essere disponibili a seguire programmi di inserimento lavorativo per evitare che gli assistiti rimangano intrappolati in una condizione di bisogno.

 

Priorità

Priorità ad alcuni soggetti: “nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave o con donne in stato di gravidanza accertata o con persone di età superiore a 55 anni in stato di disoccupazione”. Una prima ipotesi è quella di raggiungere con il beneficio circa 250-300mila famiglie, fino a 1,5 milioni di persone. In particolare 500mila minori, cioè la metà del milione di bambini che versa in condizioni di assoluta miseria. Il governo è ancora più ottimista e punta a oltre 400mila nuclei per quasi 2 milioni di persone.

Quello che emerge chiaramente sono le risorse limitate che questa riforma ha nel portafoglio perchè la legge di Stabilità ha stanziato 1 miliardo e 150 milioni per quest’anno, a cui andranno aggiunti i fondi non spesi lo scorso anno per un totale di circa 1,6 miliardi ai quali si possono aggiungere  altri risparmi e utilizzo di fondi europei quasi 2 miliardi, quindi non sono fondi sicuri ma condizionati. L’Alleanza contro la povertà (il cartello di Caritas, associazioni, sindacati ed enti locali) nella sua proposta di Reddito di inclusione sociale prevede una spesa complessiva di 7 miliardi di euro l’anno per raggiungere tutti i 4,6 milioni di poveri assoluti, seppure in maniera graduale.

I contributi
Variano a seconda della condizione reddituale, al numero dei componenti il nucleo e al luogo di residenza. Il parametro indicativo può essere quello della soglia di povertà assoluta anch’essa variabile. Per un singolo oscilla tra 552 euro al mese per chi abita in un piccolo comune nel Mezzogiorno a un massimo di 819 euro mensili per chi risiede in un grande centro del Nord, per una famiglia di 4 persone da 1.098 a 1.534 euro. Il contributo monetario è ancora da stabilire e dovrebbe tendere a coprire la differenza fra il reddito disponibile e la soglia di povertà assoluta. In questa prima fase, però, viste le risorse stanziate, il contributo sarà ridotto intorno a un massimo di 400 euro al mese per nucleo familiare. Quindi ancora si naviga molto a vista.

 

L’obiettivo del piano nazionale è una vera “presa in carico” del singolo o della famiglia in povertà per farli uscire dalla condizione di bisogno attraverso l’attivazione di servizi sul territorio di residenza per l’inserimento al lavoro e la cura delle eventuali necessità soci-sanitarie. Per questo viene previsto un raccordo con gli enti locali e con le associazioni del Terzo settore. Ancora da stabilire, però, quali e quante risorse saranno dedicate allo sviluppo di questi servizi.

Si continua a mettere in campo iniziative, leggi che però rischiano di avere le gambe corte perchè hanno risorse limitate e parziali e condizionate da altri fattori. La povertà non è un opzional dedicato ai disperati, ma una condizione alla quale in molti, purtroppo potrebbero trovarsi a fare i conti e quindi occorre una politica più organica globale, con fondi certi e con una programmazione pluriennale.

 

Fabio Ceseri

 

 

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